Il Territorio

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LA VALLATA DEL MARECCHIA, CUORE DEL MONTEFELTRO

La vallata del fiume Marecchia è divisa fra due Regioni: verso il mare è terra di Romagna con il capoluogo di Rimini, la parte più alta è terra di Toscana.  Spaziando tutt'intorno con lo sguardo, dalle tre cime di San Marino alla piramide del Monte San Marco, dalla vetta della Perticara al castello di Montebello, si ammira tutto un impennarsi di rupi calcaree, come "onde di un mare furioso divenute quasi per incanto di sasso". Nel medioevo questo fu un terreno ideale per l'insediamento di rocche e castelli. Proprio in mezzo alla valle si staglia la rupe di San Leo, la sua splendida fortezza opera di Francesco di Giorgio Martini, che domina la valle dalla sommità della rupe inaccessibile. Ai suoi piedi si raccoglie il piccolo abitato di origini antichissime, che ha il titolo di città, tutta circondata da pareti a picco come per un miracolo della Natura. Vi è una sola porta d'ingresso, per essa passò Dante che ricorda San Leo nel suo divino poema.
La città da il nome alla provincia del Montefeltro essendo essa l'antica Mons Feretrius romana.
Fu capitale d'Italia con Berengario II° dal 962 al 964. San Leone ne fu l'evangelizzatore oggi patrono della città. Nel centro storico le due meravigliose chiese, la Pieve e il Duomo, rispettivamente dell'XI e XII secolo e la torre civica ora campanile del Duomo.
Sotto i Della Rovere fu trasformata in residenza periferica. Divenuta carcere pontificio vi fu imprigionato il conte di Cagliostro, fino alla sua morte. Fra gli altri detenuti c'è da ricordare anche Felice Orsini, che fu l'attentatore alla vita dell'imperatore Napoleone III.
Poco lontano, in una solitaria conca verde, dove si vedono solo bosco e cielo, sta nascosto uno dei più antichi conventi francescani. Sant'lgne, che presenta intatto un bellissimo chiostro quadrato. Ecco perché qui a San Leo, nella fantasia del visitatore scorrono le immagini di 1500 anni di storia e d'arte, di mistici e di mistificatori, di illustri reclusi e di comuni malfattori.
A ovest di San Leo si erge la tragica rupe del castello di Maiolo che sprofondò completamente in una notte dell'anno 1700, dopo 40 ore di pioggia diluviante. Il centro abitato, dipinto nel 1626 dal pittore Mingucci, scomparve in pochi minuti. Dalle macerie furono estratti 32 morti. La leggenda racconta che fu una punizione divina, perché in quella notte dei soldati facevano il ballo angelico, danzando tutti nudi. Sulla cima restano ancora i bastioni poligonali della rocca trecentesca. La grande piramide sorge isolata e selvaggia in un paesaggio lunare, fatto di dirupi e di calanchi, ma nelle sue stratificazioni gli appassionati di geologia possono venire a scoprire i segreti della formazione della terra, sedimentati nel corso di milioni di anni: dai minerali di origine stellare alle forme di vita primordiale ma ora vi aggirano solo gli uccelli e i fantasmi. Nel borgo di Sant'Apollinare la chiesa di san Biagio con un'abside Romanica affrescata nel '500 e la chiesa romanica di S. Maria d'Antico si può ammirare il bel portale rinascimentale di pietra, sormontato da una lunetta con la Madonna del Soccorso. All'interno c'è una bella statua di terracotta invetriata, opera di Luca della Robbia e qui portata a dorso di mulo alla metà del Quattrocento.
La vita attuale che pulsa nel fondovalle del Marecchia, ove la moderna cittadina di Novafeltria ha ereditato le funzioni dell'antico mercato che si svolgeva attorno alla millenaria pieve di S. Pietro in Culto e davanti alla romanica chiesa di Santa Marina. Questo luogo, già chiamato Mercatino Marecchia, fu feudo dei Malatesta e poi dei conti Segni, con privilegio di produrre polvere da sparo: e quindi non era un caso che Fosse anche asilo di contrabbandieri e dì briganti. Interessante il molino per produzione della polvere pirica recentemente restaurato.
Il soprastante castello di Talamello è un altro di quegli antichi insediamenti della Valmarecchia che ha una storia civile, religiosa e culturale del massimo interesse. L'agglomerato, si distende su un alto terrazzo, alle pendici del Monte Pincio. Prima i Faggiolani, poi i Malatesta dominarono questo borgo di cui si conserva l'impianto medievale la cui origine è anteriore al IX secolo.
Nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo è conservato un prezioso crocifisso trecentesco in tavola che per molto tempo fu creduto opera autentica di Giotto, ma con ogni probabilità è di mano del suo migliore allievo, cioè Giovanni da Rimini. Nel secolo scorso vi nacque il compositore Amintore Galli, autore dell'inno dei Lavoratori.
Nelle vicinanze di Talamello, Di grande interesse la Cella, ora annessa al Cimitero; si tratta di una cappella votiva tutta affrescata da uno dei più famosi pittori di quel periodo, cioè Antonio Alberti, originario di Ferrara. In pochi metri quadrati c'è gran parte della storia della Chiesa universale. In Novembre si svolge la sagra dell'Ambra di Talamello" particolarissimo formaggio dalle caratteristiche gastronomiche uniche.
Salendo sopra Talamello si incontra uno dei più decentrati paesi della provincia di Pesaro e Urbino: Perticara, a 650 metri sul livello del mare. Alle falde del massiccio del Monte della Perticara. Fu terra famosa e ricca per la produzione dello zolfo e del salnitro fin dalla antichità. Sulphur, museo storico-minerario mostra la dura fatica degli uomini che trascorsero la loro vita nelle viscere della terra l'attività estrattiva, testimoniata da una pregevole collezione di minerali e ed attrezzature minerarie che fanno sì che il museo sia riconosciuto come uno delle più pregevoli strutture nazionali di documentazione della pratica mineraria. Dalla cima del Monte si domina tutta la Valle del Marecchia. La Provincia di Pesaro, quale erede dell'antico ducato di Urbino, si spinge a nord verso la terra di Romagna, fino a lambire le rive del fiume Savio. Capoluogo di tutto questo comprensorio montuoso è Sant'Agata Feltria. Dal 1000 al 1800, pur nel cambiare delle Signorie, S. Agata ebbe sempre un proprio governo, chiamato rettorato: prima sotto il potere della Chiesa, assieme alla Massa Trabaria; poi sotto i Malatesta, signori di Rimini, in seguito sotto i duchi di Urbino, e i signori Fregoso, fino al ritorno allo Stato Pontificio. Simbolo di tutto questo trascorrere di secoli è la fiabesca Rocca, innestata e quasi sospesa a strapiombo su un ciclopico masso roccioso. Fu ristrutturata dal famoso architetto senese Francesco di Giorgio Martini, quale imprendibile caposaldo, il più settentrionale baluardo del sistema difensivo di Federico di Montefeltro.
Il centro storico riserva edifici di notevole interesse: il palazzo del Comune, con il teatro ad impianto ligneo, i vari complessi conventuali, dei frati cappuccini, dei seguaci di S. Girolamo e delle suore di S. Chiara.
Nel Mese di ottobre S.Agata Feltria ospita la fiera nazionale del tartufo bianco pregiato. A qualche Chilometro di distanza il borgo fortificato di Petrella Guidi. Dall'alto si può ammirare il girone delle case a schiera che salgono a cerchio verso la parte più alta: qui c'è ancora la chiesa e si ergono le muraglie della vecchia rocca, affiancata da una potente e massiccia torre. Feudo dei conti Oliva di Piagnano, dei Malatesta e della Santa Sede i loro stemmi campeggiano ancora sopra la porta del castello.
Di fronte a Petrella Guidi sull'altra sponda del fiume sorge Pennabilli il centro urbano dà continuità ai due castelli di Penna e Billi unificati nel XIV secolo e appartenuti ai Malatesta che qui trassero le loro origini. Sono visibili i resti di un bastione poligonale e nell'abitato ruderi della cinta muraria e due porte con stemmi malatestiani e feltreschi. Restano viuzze strette, angoli suggestivi come la loggetta del convento agostiniano. Nella chiesa della Madonna delle Grazie vi è un affresco miracoloso della scuola di Antonio Alberti da Ferrara dei primi decenni del '400. Il museo diocesano costituisce un'eccezionale raccolta delle testimonianze e dei simboli della pietà cristiana dall'alto medioevo ad oggi, salvati dalla dispersione, dai furti e dalla distruzione di molte chiese della intera diocesi del Montefeltro. Oltre ai reperti d'epoca romana, o alla collezione di antiche monete, è conservata una preziosa cappella reliquiaria dell'VIII secolo dopo Cristo, vi sono antiche campane del Trecento, tavole dipinte d'epoca medievale, affreschi staccati del Quattrocento, vi sono arredi liturgici, stoffe pregiate e lavori di alta oreficeria. Innumerevoli sono i quadri di soggetto sacro realizzati fra il 1500 e il 1800. Da alcuni anni è operante il museo di informatica e storia del calcolo. Recenti e singolari iniziative ispirate dal Poeta Tonino Guerra, come l'orto dei frutti dimenticati, il rifugio delle madonne abbandonate, la strada delle meridiane, il giardino pietrificato ,il santuario dei pensieri riscuotono particolare attenzione ed ampi consensi. A Pennabilli in luglio si tiene una mostra mercato nazionale di Antiquariato e dal 1995, in giugno, si svolge "Artisti in Piazza", festival che da spazio a tutte le forme d'arte che si possono svolgere in strada e nelle piazze. Anche i dintorni sono ricchi di monumenti e di immagini evocative Poco distante, più a valle, si trova l'umile convento di S. Maria dell'Olivo, quasi sotto la superstite torre del castello di Maciano. A Ponte Messa vicino alle rive del fiume, da otto secoli si erge quasi intatta, la romanica pieve di S. Pietro in Messa.
Qui passa la strada che collega l'Adriatico con l'alta valle del Tevere. Risalendo il fiume si incontrano le torri di vedetta come quella di Cicognaia, che ora è un'isola toscana all'interno dell'Emilia Romagna , poi l'alta torre del castello di Bascio, più su c'è la torre del castello di Gattara, da dove si guatava, cioè si controllava a vista la strada della vallata. Casteldelci si trova nella collaterale vallata del torrente Senatello che scende dal massiccio del Monte Fumaiolo. È una terra che sembra nobilitata dalle antiche case fatte di pietra viva, con i tetti di lastre brunite dal tempo. Qui ebbe un vasto possedimento terriero, fra pascoli e boschi, uno dei più grandi architetti del rinascimento italiano, cioè l'urbinate Girolamo Genga, caposcuola di tutta una schiera di ingegneri militari del Cinquecento che lavorarono dal Portogallo alla Russia. Ma ancor prima Casteldelci fu la patria del mitico Uguccione della Faggiola, il fiero capo dei ghibellini d'ltalia, l'astuto uomo dei maneggi politici fra il papa e l'imperatore; signore di Pisa e di Lucca, amico e parente di Dante Alighieri, che forse in lui vide il "veltro liberatore d'ltalia" e forse proprio a lui dedicò la cantica dell'lnferno.

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